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L’interesse del correntista all’accertamento giudiziale delle clausole anatocistiche

In costanza di rapporto di conto corrente, il correntista conserva l’interesse ad accertare giudizialmente l’invalidità delle pattuizioni contrattuali da cui sono derivati addebiti illeciti, con la possibilità di richiedere il rimborso delle somme indebitamente prelevate dalla banca.
 
La Corte di Cassazione, sez. I, con la sentenza n. 6707/2024, pubblicata in data 13 marzo 2024, è tornata a pronunciarsi, incidentalmente, in materia di anatocismo bancario, ovvero sulla prassi di computare sugli interessi scaduti ulteriori interessi (c.d. “composti”).

La Suprema Corte, confermando il proprio consolidato orientamento, ha ribadito che il correntista, prima della chiusura del conto corrente, ha sempre interesse affinché venga accertata in sede giudiziale la nullità delle clausole anatocistiche, ai sensi dell’art. 1283 c.c., nonché rideterminata l’entità del saldo del conto corrente rimossi eventuali addebiti illeciti.

In particolare, i giudici di Piazza Cavour hanno specificato che “il saldo del conto corrente dovrà essere depurato delle appostazioni illegittime, con ripetibilità delle somme illecitamente riscosse dalla banca, atteso che tale interesse mira al conseguimento di un risultato utile, giuridicamente apprezzabile e non attingibile senza la pronuncia del giudice, consistente nell'esclusione, per il futuro, di annotazioni illegittime, nel ripristino di una maggiore estensione dell'affidamento concessogli e nella riduzione dell'importo che la banca, una volta rielaborato il saldo, potrà pretendere alla cessazione del rapporto”.